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Per  grave cerebrolesione acquisita   si intende un danno cerebrale, di origine traumatica o di altra natura, tale da determinare una condizione di coma (GCS<8) più o meno protratto, (in genere di durata non inferiore alle 24 ore)  e menomazioni sensomotorie, cognitive o comportamentali, tali da comportare disabilità significativa.

L’Unità Gravi Cerebrolesioni (UGC) prende in carico preferenzialmente i pazienti colpiti da grave cerebrolesione acquisita da:

  • 1Traumatismo cranio-encefalico
  • 2Coma post-anossico
  • 3Grave emorragia secondaria
  • 4Stroke ischemici
  • 5Stroke emorragici
  • 6Altri danni del sistema nervoso

Gli interventi sono effettuati per pazienti affetti da disabilità secondaria a grave cerebrolesione acquisita e gravità tale da rendere necessaria una tutela medica ed interventi di nursing specificamente dedicato e articolato nell’arco delle 24 ore, e un intervento riabilitativo intensivo multicomprensivo distribuito nell’arco della intera giornata, e/o un monitoraggio continuo durante o dopo definiti interventi riabilitativi (di trattamento o valutazione).
Vengono erogati interventi di III e di II livello.

Si tratta pertanto di pazienti provenienti da reparti di rianimazione, di neurochirurgia e di neurologia degli Ospedali locali e da fuori regione, che presentano elevate ed articolate esigenze assistenziali e riabilitative, che prevedono anche un forte coinvolgimento dei familiari. Le patologie più frequentemente coinvolte sono i traumi cranici, gli eventi cerebrovascolari gravi e le anossie cerebrali. Si tratta di soggetti spesso con basso livello di responsività o affetti da complessi deficit di natura motoria, cognitiva e comportamentale, per i quali è necessariamente richiesto un approccio multidisciplinare da parte di personale formato in modo specifico (medico, psicologo, neuropsicologo, fisioterapista, logopedista, assistente sociale, ecc…).

L’attività assistenziale e riabilitativa è basata sui criteri e protocolli  del Piano Nazionale della Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

L’intervento assistenziale prevede una prima fase basata su:

  • variazioni periodiche di posture nell’arco della giornata, mobilizzazione passiva pluriarticolare e precoce mobilizzazione in carrozzina;
  • monitoraggio strutturato della responsività e strutturazione di un ambiente favorevole al manifestarsi delle prime capacità di comunicazione;
  • interventi di riabilitazione respiratoria mirati al drenaggio bronchiale e all’applicazone delle tecniche di svezzamento progressivo dal tracheostoma;
  • omogeneizzazione all’interno del team che ha in carico il paziente, del tipo di informazione da fornire alla famiglia e dei supporti psicologici e logistici.

Alla ripresa del contatto ed al manifestarsi di un’attività psicomotoria più articolata, il lavoro riabilitativo sarà mirato al recupero di deficit motori, dei disturbi della deglutizione e del linguaggio, dei disturbi cognitivi e di quelli comportamentali.

Per dare continuità ai trattamenti specifici svolti dai terapisti della riabilitazione, il personale infermieristico è formato a metodiche, che anche nelle manovre di nursing permettano di proseguire il lavoro riabilitativo, sia negli aspetti di base (tecniche di postura, di mobilizzazione, di stimolazione), che in quelli più avanzati della promozione dell’autonomia nelle comuni attività della vita quotidiana (ADL). Per quanto riguarda l’intervento per i familiari è previsto una loro integrazione attiva nei programmi riabilitativi ed è favorita la loro presenza durante la giornata al fine di motivare e stimolare in particolare i pazienti più gravi. Possono a loro volta usufruire del supporto di uno psicologo per superare lo stato psichico dovuto alla grave malattia del proprio familiare e sono seguiti anche dal punto di vista socio-assistenziale dall’assistente sociale  per la programmazione del reinserimento sociale dei pazienti.